La chiesa di San Nicola, adagiata su una lieve altura lungo la via principale di Ottana, appare come una sentinella di pietra che veglia sul paese da quasi nove secoli.
La sua sagoma slanciata, scolpita nella bicromia severa della trachite violacea e del basalto scuro, cattura lo sguardo come un richiamo antico, un invito a entrare in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.
Edificata nel XII secolo sul luogo di un precedente complesso “bizantino”, San Nicola fu per secoli, come cattedrale, il cuore spirituale della diocesi di Ottana. La sua pianta a croce commissa, la facciata alta e stretta, le pietre scure che si alternano come un ritmo musicale: tutto contribuisce a creare un’architettura che parla la lingua dell’essenzialità romanica, ma con un carattere unico, profondamente sardo.
La facciata, divisa in tre ordini, è un racconto scolpito: un portale architravato che accoglie come una soglia sacra, una bifora centrale che sembra un occhio aperto sul cielo, una loggia superiore con cinque arcatelle ornate da piccoli bacini ceramici, come gemme incastonate nella pietra.
Varcata la soglia, la chiesa si apre in una navata unica coperta da una volta lignea, semplice e solenne. I bracci del transetto, voltati a botte, creano un gioco di volumi che amplifica la luce. Sul fianco nord, le lesene unite da archetti disegnano un ritmo elegante, mentre un curioso “errore” architettonico — una lesena che termina sul davanzale di una monofora — aggiunge un tocco di umanità, come se i costruttori avessero lasciato un’impronta personale nella perfezione dell’insieme. L’abside, rivolta a oriente, raccoglie la luce del mattino e la trasforma in un bagliore dorato che avvolge l’altare.
Nel braccio nord è custodito un capolavoro del Trecento: la Pala di Ottana, attribuita al Maestro delle Tempere Francescane. È un polittico, detto anche pala d’altare, dipinto in più tavole di legno, che racconta la vita di San Francesco e San Nicola, ma anche la storia, unica nel suo genere, della Sardegna medievale, con i ritratti del vescovo Silvestro e del giovane Mariano IV d’Arborea. Un’opera che sembra ancora vibrare di devozione, colore e memoria.
San Nicola non è solo un monumento: è un’esperienza.
È il silenzio che accoglie, la pietra che racconta, la luce che cambia durante il giorno e trasforma la chiesa in un organismo vivo. È un invito a rallentare, a osservare, a lasciarsi attraversare dalla bellezza austera e poetica del romanico sardo.







Questo lavoro è stato sviluppato nell’ambito del progetto e.INS- Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia (co.ECS 00000038) finanziato dal Ministero della Ricerca e dell’Istruzione (MUR) nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) - MISSIONE 4 COMPONENTE 2, “Dalla ricerca all’impresa” INVESTIMENTI 1.5, “Creazione e rafforzamento di Ecosistemi dell’Innovazione” e costruzione di “Leader territoriali di R&S”, CUP J83C21000320007.
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