GAL Marghine

Silanus

Il complesso di Santa Sarbana, il cui nome è italianizzato in Santa Sabina, a Silanus, è un luogo in cui il tempo non scorre: si posa.

Qui, nella quiete della piana attraversata dal rio Ordari‑Bidiene, la storia affiora come un respiro antico, intrecciando la voce dei nuragici, dei romani, dei monaci medievali. Ogni pietra sembra custodire un ricordo, ogni ombra racconta un passaggio umano.

La chiesa appare come un miracolo di armonie diverse: “bizantina” nell’anima, romanica nel gesto, sarda nella materia. È intitolata a Santa Sarbana, nobildonna romana vissuta nel II secolo, moglie del senatore Valentino convertitasi al cristianesimo e martirizzata intorno al 120 d.C. Nel nome sardo Sarbana è testimoniata la radicata devozione e la lunga storia spirituale del luogo.

La sua pianta irregolare, un corpo centrale con pseudocupola che si apre come un cielo di pietra, le cappelle laterali che dialogano con la luce attraverso monofore sottili: tutto contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi mistica. Il protiro che permette l’ingresso alla chiesa sembra invitare il visitatore a rallentare, a respirare, a prepararsi a un incontro. La parte inferiore, costruita sopra l’antico villaggio di età nuragica e con gli stessi blocchi di basalto provenienti dal vicino nuraghe, lega la chiesa alla terra; quella superiore, in calcare chiaro, la solleva verso il cielo. È un edificio che unisce, che ricompone, che racconta la continuità tra sacro e quotidiano.

A pochi passi dalla chiesa, il nuraghe monotorre si erge come un guardiano millenario. La sua torre di basalto, alta oltre otto metri, dimostra ancora la forza e la maestria delle mani che la costruirono. L’ingresso rivolto a sud apre a una camera silenziosa, dove tre nicchie disposte a croce sembrano disegnare un antico simbolo di protezione.

Nel 1881, proprio qui, venne ritrovato un vaso inciso: un piccolo frammento di vita che ha attraversato i secoli. Gli scavi più recenti hanno rivelato tracce di un villaggio nuragico e di strutture di epoca romana, come se ogni periodo storico avesse voluto lasciare un’impronta.

Fino al XIX secolo accanto alla chiesa sorgeva un monastero benedettino, di cui resta solo il ricordo.

Tutto qui racconta una storia antica, plasmata dal tempo. Sembra riverberare l’eco delle voci di chi, millenni fa, costruì un insediamento destinato a durare nei secoli. Ogni blocco è un frammento di memoria, un legame tangibile con un passato che ancora oggi parla al cuore di chi visita questo luogo.

Santa Sarbana, con le sue suggestioni, invita al silenzio, alla contemplazione, alla meraviglia.

Questo lavoro è stato sviluppato nell’ambito del progetto e.INS- Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia (co.ECS 00000038) finanziato dal Ministero della Ricerca e dell’Istruzione (MUR) nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) - MISSIONE 4 COMPONENTE 2, “Dalla ricerca all’impresa” INVESTIMENTI 1.5, “Creazione e rafforzamento di Ecosistemi dell’Innovazione” e costruzione di “Leader territoriali di R&S”, CUP J83C21000320007.

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