L’abbazia cistercense di Santa Maria di Corte, immersa nella quiete della piana di Cabu Abbas, è uno di quei luoghi in cui la storia non si limita a essere ricordata: continua a vivere.
A sei chilometri da Sindia, lungo la strada che porta a Macomer, il paesaggio si apre e lascia emergere le sue pietre antiche, come se la terra stessa volesse raccontare ciò che ha custodito per secoli.
Era il 1149 quando 150 monaci e 50 conversi, coloro che non avevano preso i voti ed eseguivano i lavori manuali nel monastero, giunsero qui, chiamati dal giudice di Torres Gonario de Lacon‑Gunale e guidati dallo spirito riformatore di San Bernardo di Clairvaux. In questa piana fertile, fondarono la prima e più importante abbazia cistercense della Sardegna.
I monaci bonificarono i campi, crearono le grange e organizzarono la vita agricola e artigianale: la loro presenza trasformò il paesaggio e la comunità, lasciando un’impronta che ancora oggi si percepisce nel silenzio dei ruderi.
Dell’antica abbazia rimangono i resti della grande chiesa romanico‑borgognona, un unicum in Europa per la sua purezza stilistica. Realizzata in basalto e trachite, aveva una pianta commissa, tre navate, un transetto con abside quadrangolare e quattro cappelle. Oggi, ciò che resta — l’abside, il braccio destro del transetto, due cappelle accanto al coro e la sacrestia dalla volta bassa — è sufficiente per immaginare la solennità dell’edificio originario.
Le cappelle laterali, coperte da volte a botte e illuminate da una singola monofora, conservano ancora una grazia austera. Sui cornicioni d’imposta, tre rosette a sei petali emergono come un sussurro decorativo in un’architettura che prediligeva la sobrietà, la luce, l’essenziale.
All’inizio del XV secolo, il monastero venne abbandonato. Le sue pietre, una dopo l’altra, crollate, furono riutilizzate per costruire nuove chiese e nuovi edifici nel territorio di Sindia. L’abbazia sembrava destinata a dissolversi nella memoria. Ma il 4 settembre 1948, durante il primo convegno mariano della Diocesi di Bosa, la solenne incoronazione del simulacro della Madonna segnò la rinascita spirituale del luogo.
Oggi Santa Maria di Corte, ancora consacrata e utilizzata è un’oasi di silenzio e luce, un luogo in cui il vento sembra portare ancora i canti dei monaci e il profumo della terra lavorata.
Chi arriva qui percepisce subito una presenza antica, una calma che avvolge e invita a fermarsi, a respirare, a lasciarsi attraversare dalla bellezza essenziale delle sue pietre.







Questo lavoro è stato sviluppato nell’ambito del progetto e.INS- Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia (co.ECS 00000038) finanziato dal Ministero della Ricerca e dell’Istruzione (MUR) nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) - MISSIONE 4 COMPONENTE 2, “Dalla ricerca all’impresa” INVESTIMENTI 1.5, “Creazione e rafforzamento di Ecosistemi dell’Innovazione” e costruzione di “Leader territoriali di R&S”, CUP J83C21000320007.
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